Condivido che ogni ruolo porta con sé un corredo di elementi, anche vestimentari, il fatto di indossarli tuttavia non ritengo che ci renda imitatori, o meglio anche fosse, penso che l'imitazione possa essere il mezzo, anziché il fine, che consente di arrivare a obiettivi più alti che concorrono alle crescita personale.
Ed ecco gli obiettivi che vedo nell'indossare i ruoli e i loro guardaroba.
Obiettivi di esplorazione: attraverso gli abiti possiamo sperimentare parti diverse, provare l'effetto che ci fanno, vedere l'effetto che producono sugli altri in relazione a noi, per dotarsi di maggiori possibilità di scelta.
Herminia Ibarra, esperta di leadership e sviluppo professionale parla di sé provvisori (provisional selves), nella sua visione è l'azione, l'esperienza di nuove identità che porta al cambiamento. In questa prospettiva gli abiti non sono maschere che coprono o mettono le distanze, al contrario sono strumenti che permettono di mettere addosso identità possibili.
Una giacca, un colore acceso, una fantasia chiassosa diventano esperimenti per nuovi racconti di sé.
Obiettivi di attivazione: gli abiti agiscono come attivatori cognitivi ed emotivi.
Ne ho scritto più e più volte, l'enclothed cognition spiega gli effetti del guardaroba su performance, atteggiamenti, stati mentali.
Funziona sia per l'associazione collegata al significato simbolica del capo, sia per l'esperienza sensoriale che produce, per questo una tuta produce relax e un vestito formale controllo e compostezza.
Obiettivi di transizione: indossare un certo abito crea un confine che segna il perimetro di un comportamento e di un ruolo per sé e per chi ci guarda, nel momento in cui indosso una divisa (medico, cameriere, cuoco, poliziotto etc.) sono riconoscibile, agisco e funziono "da e come", l'abito ne è una dichiarazione e una segnalazione.
Obiettivi di integrazione: questo lo trovo un livello pro, ne è una fautrice molto rappresentativa la psicologa Amy Cuddy che in un suo post sui social ha raccontato del suo uso degli abiti come reminder per smettere di separare il suo sé lavorativo dal sé del tempo libero, l'ho raccontato qui.
In definitiva credo che i ruoli che vestiamo in termini di comportamenti e abiti se visti come fini a se stessi e vissuti come inevitabili e con rassegnazione possano renderci mascherati e inautentici, se invece ci spingiamo un po' più in là sintonizzandoci con le possibilità che offrono, diventano preziosi strumenti di crescita per conoscerci, attivarci e trasformarci.
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