Mi è sempre sembrata un po’ bizzarra l’idea di avere prezzi molto alti per poi abbassarli drasticamente. Perché durante i saldi non voglio svendere: mi interessa offrire senso.
Nella mia idea di proposta c’è da sempre il desiderio di offrire in modo continuativo la possibilità di acquistare a un prezzo che ritengo sostenibile. Succede spesso che, dai fornitori, trovi pezzi che amerei inserire nell’offerta del negozio, ma che io stessa finisco per “mettere in attesa”, aspettando il momento dei saldi per poterli proporre a quello che, per me, è un prezzo giusto.
È un paradosso interessante, che dice molto di come il concetto di saldo influenzi non solo chi acquista, ma anche chi sceglie cosa proporre.
Da sempre, nella mia filosofia, c’è la ricerca di valore. Un valore che non è solo economico, ma simbolico e identitario.
Per questo mi piace pensare a questo periodo come a un’occasione di ricognizione del guardaroba: un momento per rimettere mano alla propria immagine, per osservare ciò che c’è, ciò che manca e ciò che non rappresenta più chi siamo oggi.
Non è un caso che, proprio nello stesso periodo, in PersonAtelier organizzo anche uno swap party.
Paradossalmente, durante i saldi in negozio non c’è “di meno”, ma di più.
In termini quantitativi ci sono meno pezzi, meno taglie. Ma in termini qualitativi c’è più varietà, più completezza. So bene che questo approccio non può accontentare tutti i tipi di clientela. Ma credo che crei le condizioni per fare buoni acquisti: non perché il prezzo sia sceso vertiginosamente, ma perché i pezzi proposti sono nuovi, pensati e scelti con consapevolezza.
Ecco, quando li guardo così, i saldi mi piacciono di più.
Diventano un momento di allineamento, un tempo per fare il punto su ciò che si ha e su ciò che manca davvero. Un’occasione per costruire un guardaroba che non segue il prezzo, ma il significato.
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